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La Panna oltre la Panna: la Panna Cotta

Edda Orlandi   Milano

In questa mia rassegna ed elogio della panna nella cucina italiana non posso esimermi dal dedicare un post alla crème de la crème, o meglio alla panna delle panne, la Panna Cotta.

©2013 sara e luca orlandi

©2013 sara e luca orlandi

Imprescindibile fine pasto nei menu di tutte le pizzerie e trattorie italiane (è ammesso, chiaramente, il derogare alla scelta del dessert pannoso se per primo si sono ordinate penne&panna) è uno dei dolci al cucchiaio italiani per eccellenza, e senza dubbio una delle tanto declamate “opere d’arte che tutto il mondo ci invidia” – insieme, naturalmente, al suo inseparabile compagno di banco nei suddetti menu, il tiramisù (che pure ha come principale ingrediente un derivato della panna, il mascarpone). Del resto, come vuole il detto lombardo, “la buca l’è minga straca se la sa no de vaca” (la bocca non è stanca se non sa di vacca, vale a dire di latte), la cui interpretazione dominante rimanda all’idea che un pasto come si deve richiede di essere concluso con del formaggio, ma che si può applicare senz’altro anche alla panna, e alla panna cotta in particolare.

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L’immancabile Panettone

Edda Orlandi   Milano

Il panettone appartiene alla sparuta ma particolarmente indigesta categoria costituita da quei dolci “tradizionali” che non si ha veramente voglia di mangiare, ma che ci si sente in dovere di consumare. Acquistati perché non se ne può fare a meno, Panettone for EO postdonati da prozie tirchie, infilati in cesti aziendali, appioppati da amici poco immaginativi che, invitati a una cena pre-natalizia, si sono ricordati all’ultimo secondo che “non abbiamo niente da portare” e ti riciclano di buon grado il panettone della prozia di cui sopra (“non dovevate disturbarvi…”), prontamente riofferti in fette vendicativamente troppo generose agli incauti amici appena menzionati (perché a Natale siamo tutti più buoni): il mese che precede il Natale, molto più che per la ricerca dei doni, vede gli italiani e le italiane impegnati in una corsa a sbarazzarsi degli ingombranti pani dolci prima della fatidica data del 25 dicembre, quando dovranno rassegnarsi a consumare loro stessi quegli immancabili 3 o 4 panettoni avanzati (qualcuno in più per i meno scaltri) che si finiscono con il masticare fino a primavera consolandosi per il risparmio sulla colazione.

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