Category Archives: Food

Un altro panettone!

Edda Orlandi   Università degli Studi di Milano

Qui in Milanesia ci si appresta a celebrare le tradizionali festività del reciproco scambio rituale di panettoni (Orlandi 2012), conosciuto nella letteratura come il Circuito Kula Natalizio.Panettone for EO post Come ogni anno, fervono i preparativi della tradizionale competizione per diventare la famiglia che riesce a rifilare più lievitati, arrivando al contempo a rimanere dopo Capodanno con un solo panettone (non uno di più, ma neanche senza panettoni, cfr. Orlandi 2014). Pur costatando un sostanziale rispetto delle tradizioni secolari già descritte da numerosi antropologi, durante il mio attuale soggiorno in Milanesia ho potuto notare alcune innovazioni, che rendono conto dei processi di globalizzazione che hanno recentemente investito anche queste terre remote.

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Slow Food founder Carlo Petrini at Eataly NYC

Sally Grant   New York

Carlo Petrini signing copies of his new book at Eataly, NYC.

Carlo Petrini signing copies of his new book at Eataly, NYC.

Recently I attended a talk by Carlo Petrini, the founder of the Slow Food movement, at the NYC branch of the Italian gastronomic chain Eataly. Appropriately enough on Earth Day, he was there to discuss the release of his new book Loving the Earth: Dialogues on the Future of our Planet. Petrini gave an impassioned talk (in Italian, accompanied by an English translator) on his philosophy of food culture and the impact agriculture has on the health of the world. The book is a record of conversations between Petrini and people who he feels are important in this debate, such as Massimo Montanari and Dario Fo in Italy, and Wendell Berry in America, among others from around the globe.

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Diario etnografico Expo 2015 – Note dal Campo del 15/04/2015

Edda Orlandi   Università degli Studi di Milano

Ecco, lo sapevo che ne avrei combinata un’altra delle mie! Accidenti, ho fatto un altro errore proprio da etnografa pivella. Con tutte quelle domande sull’Expo sono stata scambiata per un’emissaria dei potenti Grandi Capi locali, forse persino per una spia dell’Amministrazione coloniale. Eh sì che tutti i manuali di metodologia mettono doverosamente in guardia l’aspirante apprendista etnografo: sempre chiarire che non si lavora a favore e per conto del Potere, ma solo e soltanto per Sete di Conoscenza. thumb_arancia

Ecco il perché di tutta quella reticenza tra i nativi?! Ad ogni modo ora mi sto dando un gran daffare per correggere questa falsa impressione sul mio conto, non sottraendomi quando necessario dal partecipare alla condivisione delle maldicenze sul Festival e sul suo sicuro fallimento (sempre, naturalmente, con la dovuta discrezione, come saggiamente raccomandava il Prof. del corso di “Ethnographic Research in Italy – Advanced”). Questi pronostici infausti sono proclamati con tono compiaciuto da quasi tutti i miei informatori, ma non capisco se si tratti davvero di reali speranze oppure di scaramanzia rituale.

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Diario Etnografico Expo 2015 – Note dal Campo del 18/12/14

Edda Orlandi   Università degli Studi di Milano

WP_20141218_10_32_41_ProImmediatamente dopo il mio arrivo ho subito notato la costruzione di due nuovi tipi di manufatti edilizi di cui non si trova traccia nella letteratura antropologica milanesiana. Si può dunque ipotizzare che si tratti di innovazioni recentemente acquisite dall’esterno grazie al contatto con ignote popolazioni straniere. Anche se mi sfugge il legame con l’Expo 2015 mi pare di intuire, dai discorsi dei nativi, che si tratta di migliorie intraprese nel gruppo dei villaggi di Milano che hanno qualche connessione con questo evento. Continue reading

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Diario Etnografico Expo 2015 – Note dal Campo del 14/12/14

Edda Orlandi   Università degli Studi di Milano

Risalendo il corso del fiume Lambro dalla Melegnanesia sud-orientale sono finalmente giunta al raggruppamento dei villaggi di Milano, meta del mio viaggio di ricerca.

Scorcio di orto invernale in uno dei villaggi che compongono il territorio di Milano.

Scorcio di orto invernale in uno dei villaggi che compongono il territorio di Milano.

La prima impressione che ho avuto dei nativi non è stata molto incoraggiante: sembra si tratti di genti diffidenti e poco socievoli, sia nei miei confronti che nei confronti dei membri della stessa comunità (su questo cfr. Moss 1919). A questa freddezza che caratterizza la vita quotidiana si accompagna però quella che sembra essere una vera passione per i grandi festeggiamenti e i rituali collettivi, quasi a compensare la chiusura che caratterizza invece le interazioni di tutti i giorni. Quali siano gli effetti di una vita sociale caratterizzata da questa estrema alternanza sulla vita psichica dei selvaggi rimane un mistero ancora da svelare.

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La festa del Panettone riciclato

Edda Orlandi   Università degli Studi di Milano

514px-Saint_Blaise_Louvre_OAR504Il 3 febbraio, San Biagio, si celebra in Lombardia la Festa del Panettone avanzato. Giorno successivo alla Candelora (“Madona de la Candelora, de  l’inverna sem feura, pieuv, fioca ou tira vent, per quaranta dì sem amu indent”), San Bias (“du ur a squas”) rappresenta l’ultima occasione favorevole per recuperare dalla dispensa i panettoni natalizi avanzati, riciclandoli in omaggio alla tradizione che stabilisce che “San Bias benedis la gula e ‘l nas”: mangiando una fetta di panettone oggi si eviteranno infatti raffreddori e mal di gola fino alla fine della stagione invernale, anche nel caso, si suppone, che le condizioni metereologiche infauste, come quelle di quest’anno, abbiano fatto presagire altri 40 (-1, 39!) giorni d’inverno. Continue reading

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Of traditions and the tasks they impose

cotechino-and-lentils1You are staring at the mountain of lentils and cotechino your mother/husband/mother-in-law/Uncle Arthur has just placed in front of you. You have gulped, twice. For you are grimly aware that you have already committed many unpardonable excesses in the field called gluttony over the past week. Your enrolment at the gym is still a promise, a hope, a possibility …. Santa did not bring you the expensive exercise bike you really really wanted …. Your belt seems to have shrunk recently. You desperately need something to get you through the task of respecting the New Year traditions of the table without causing offence. Would a dash of socio-historical flavouring help? Pulcinellapasta is here to provide it….

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Of Coffee, Cakes, and an Obligatory Saint

Catherine Kovesi  University of Melbourne

Bassrelief of San Martino on the Oratory of the Scuola of San Martino

Bassrelief of San Martino on the Oratory of the Scuola of San Martino

Throughout most of the westernised world we have just celebrated the festival of Halloween. Each year many protest the intrusion of what they see as an Americanised festival into their indigenous traditions, and it did look a little anachronistic here in Venice to see Halloween paraphernalia in many shop windows. But now, barely a fortnight later, the windows are full of paraphernalia for a different and delightful festival here in the city, one with many similarities to Halloween in the ways in which it is celebrated by the children of Venice, but which is completely enmeshed in Venetian tradition. This is the Feast of San Martino, celebrated on 11 November for at least three centuries now.

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La cucina italiana ai tempi di facebook

Edda Orlandi   Università degli Studi di Milano

La cucina italiana vanta, inevitabilmente, un vasto seguito di apprezzatori anche su facebook, dove ogni singolo prodotto o piatto tradizionale che sono riuscita a pensare di cercare conta almeno un gruppo di entusiasti sostenitori.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAA questo proposito è con grande gioia che vi annuncio che il pannerone ha ad oggi raggiunto quota 44 “mi piace”, segnale di un lenta ma inarrestabile ascesa nella considerazione degli amanti del formaggio (lo avevamo infatti lasciato a 40 a gennaio). Sempre per rimanere in tema di nostre vecchie conoscenze, la panna cotta, inutile dirlo, è ammirata in innumerevoli gruppi e pagine. Più sorprendentemente, sembra anche essere stata scelta come pseudonimo da numerosi utenti fb in tutto il mondo. Non sono molto sicura del motivo per cui a così tante persone piace definirsi una “panna cotta”, comunque… in italiano suona molto prosaico e proprio non un gran che, ma evidentemente in giapponese o in inglese il dirsi una “panna cotta” emana tutt’altro charme (i lettori la cui lingua madre non è l’italiano sapranno qui forse aiutarci a capire a quali affascinanti idee rimandano le parole “panna cotta” nelle loro lingue native). Continue reading

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Who wrote Australia’s first Italian cookbook?

Tania Cammarano   University of Adelaide

Written in 1937, the First Australian Continental Cookery Book doesn’t at first glance appear to be an Italian cookbook, let alone the first one published in Australia by Italian migrants.

First Australian Continental CookbookIt’s not called an Italian cookbook, its author is unknown, and it features recipes from many different culinary traditions. Close examination of the book, however, reveals more recipes come from Italy than any other place, those recipes contain more historical detail than do the others, and the foreword is very clear about what kind of food the author believes Australians should be eating, and why:

“It is time for Australians to realise, in fact, that what one may call Mediterranean cookery has much to offer them. Italian cookery, for instance, embodies ideas, aims and methods that have not only been ripening for literally thousands of years, but have been doing so under climatic conditions far more closely resembling those of Australia than do the British… French cookery is practically an offshoot of the Italian. British cookery, with all its merits, can boast no such illustrious pedigree.”

Intrigued by both the sentiment expressed and the eloquence of the writing, I vowed to find out who penned it. Continue reading

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