Amuleti nella Valle del Lambro

Edda Orlandi   Istituto Europeo di Design, Milano

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Eloheh Mason, Torino

Avevo immaginato che la forza con cui la pandemia ha colpito queste terre e le sue tragiche conseguenze avrebbero costituito un elemento di rottura dirompente nel sottile equilibrio tra malmostosità e festosità tipico dell’antica civiltà brumosa della valle del Lambro. La straordinaria capacità di adattamento e l’inventiva di questo popolo forgiato dalle punture di zanzara e dalle nebbie quasi eterne mi hanno invece sorpreso ancora una volta. La particolare combinazione di passione per i rituali collettivi e grande valore attribuito alla capacità di condurre un’esistenza solitaria – che avevo interpretato nei miei primi studi come un elemento potenzialmente problematico nella vita psichica di questi selvaggi – si sta infatti rivelando un elemento centrale nella capacità di resistenza e riorganizzazione sociale dei Milanesiani.

La musica, i balli, le bandiere e i cartelli colorati sui  balconi sono già stati documentati in molti resoconti etnografici. Questi rituali rappresentano la materializzazione della “vicinanza nella distanza” che costituisce la formula rituale più potente con cui viene affrontata la pandemia non solo nell’arcipelago Milanesiano, ma in tutta Italia. Questa formula non può che riecheggiare in modo ancora più enfatico nel cuore del nativo della civiltà brumosa, per cultura portato ad apprezzare, nella sua quotidianità, l’idea di stare sì tutti uniti, ma anche ciascuno per i fatti suoi.

Recentemente è emerso un nuovo rituale da balcone, più locale e particolarmente originale: il Gioco/rito di creazione di amuleti con resti di cibo – vitaminiche bucce di agrumi innanzitutto – che si sta diffondendo a partire da un piccolo villaggio della Valle del Lambro. Lanciato da Enrico Mason, Presidente della Commissione Cultura Alternativa e maestro di cerimonie della Befana sul Fiume Lambro di Agliate, il gioco rito è un invito a “ingannare il tempo e il virus” creando effimere opere d’arte da appendere sui balconi o appoggiare sui davanzali delle finestre. L’idea nasce come parte dell’attività di un laboratorio che lavora sulla ripoeticizzazione del gioco e del mito come spazi dell’infanzia da riconquistare tramite pratiche collettive. L’intento è soprattutto quello di mettere in gioco bambini e bambine, che ci possono aiutare a “frastornare” il virus, con delicatezza e creatività.

Qui sotto alcune immagini degli amuleti. Chi, nel mondo, volesse partecipare al Gioco/rito è invitato a postare le sue creazioni sulla pagine Facebook dell’evento e del laboratorio Befana sul Lambro.

Una documentazione video e fotografica sulle passate edizioni della festa della Befana sul Lambro, altro alto esempio della creatività dei popoli della Valle del Lambro, è ammirabile qui. Grazie a Sonia Pozzi, stimata sociologa e creativa culinaria Milanesiana, per avermi fatto conoscere entrambe le iniziative e a Enrico Mason, che ho intervistato telefonicamente per scrivere questo post.

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