Paneropoli. Ovvero Ugo Foscolo era forse intollerante al lattosio?

Edda Orlandi   Milano

Dopo il trittico di post sulla panna “dal primo al dolce” servito fin qui, non ci resta che concludere il pasto con una bella tazza di crema di latte – cui, se volete, vi concedo di aggiungere un po’ di caffè.

Ritratto di Ugo Foscolo

Ritratto di Ugo Foscolo

Il ruolo tanto centrale quanto vituperato della panna nella cucina italiana e in quella lombarda in particolare, già illustrato in precedenti post, trova infatti ulteriore conferma nientemeno che nelle lettere di Ugo Foscolo, il poeta più odiato dagli scolari italiani di ogni ordine e grado (complice A Zacinto, notoriamente la poesia da mandare a memoria per punizione favorita dalle insegnanti di lettere) il quale aveva il vezzo di riferirsi a Milano come di una Paneropoli – la città della panera, cioè della crema di latte, appunto.

Ugo Foscolo definiva Paneropoli il capoluogo lombardo illudendosi di fare un torto ai milanesi tamarri, colpevoli di preferire il basso piacere del cibo alle belle lettere – le sue in particolare. Per quale motivo Foscolo se la prendesse, di tutti i flagelli che affliggono Milano (le zanzare, la nebbia…) proprio con l’inoffensiva crema di latte, non è dato sapere con certezza. È tuttavia risaputo che l’acuta sensibilità d’animo del poeta romantico suole accompagnarsi ad una parimenti delicata costituzione, quindi non è forse azzardato ipotizzare che questo alimento producesse effetti negativi sul suo apparato digerente – ma soprattutto, ehm… post digerente? – causa una non diagnosticata intolleranza al lattosio.

Quali che fossero le ragioni del suo odio per la panna, Foscolo non poteva trovare, suo malgrado, appellativo che li rendesse più orgogliosi della loro città. Innanzitutto perché i lombardi perdonano e perfino apprezzano qualunque definizione data alla loro città capoluogo purché finisca il opoli – perfino tangentopoli, probabilmente – e faccia dunque rima con metropoli. Prima loro aspirazione è infatti quella che tutti si ricordino del fatto che Milano è una metropoli e non un paesone provincialotto, come temono sempre sia considerata.

Soprattutto, però, i lombardi sono sempre stati orgogliosi della fiorente attività casearia locale, orgoglio che trova conferma anche nella recentissima cronaca politica: tradizionalmente dipinti come piuttosto ritrosi di fronte al fisco, i lombardi si confermano infatti entusiasti contribuenti di tributi per le quote latte sforate, pur di salvaguardare l’abbondante produzione di panna locale.

Ritratto di mucca padana

Ritratto di mucca padana

[NdA oltre che concludere la mia personale serie sulla panna, questo post si inserisce idealmente nella sezione “gossip sui patrioti italiani che furono esuli a Londra” di cui speriamo di leggere presto nuovi contributi su questo blog]

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2 thoughts on “Paneropoli. Ovvero Ugo Foscolo era forse intollerante al lattosio?

  1. DM says:

    The discussion of il pannerone has closed so I’ll have to add this nano-postscript here for the benefit of the author and other formaggiofili: ‘Pannerone is a white version of gorgonzola, a curious cheese, well worth trying’ (Elizabeth David, Italian Food, 1989 [1954], p.296).

  2. DM says:

    Tamarro (para 3, line 3):

    ‘Tamarro è un termine gergale della lingua italiana utilizzato per indicare una persona ritenuta rozza o comunque non stimabile ed il suo utilizzo assume sovente un’accezione ironico/sarcastica. Di area dialettale meridionale, deriva probabilmente dall’arabo tammār (venditore di datteri), nell’Ottocento nome popolare della vite selvatica.

    Nel gergo giovanile è usato per indicare una categoria di giovani di ambo i sessi, e l’accezione negativa rimane fra coloro che non ne fanno parte, vedendoli spesso come volgari perché molto appariscenti. Tale termine copre una gamma di comportamenti piuttosto eterogenea e variabile secondo la regione o la città di utilizzo: dalla semplice rozzezza goliardica, al bullismo, fino ad alcune forme di delinquenza giovanile. Le principali associazioni comportamentali che questo termine evoca riguardano l’aderenza a determinati modelli (vestiario, convivenza, tipo di linguaggio, forme di intrattenimento, interessi) e al ceto/luogo di appartenenza o al tipo di veicolo guidato.

    Il termine viene utilizzato anche come aggettivo, in questo caso non si riferisce solo alle persone, ma anche a cose (veicoli, vestiti, canzoni) associabili ai modelli di riferimento evocati dalla parola.

    Il termine è spesso associato con alcuni termini di carattere dialettale o comunque forme locali. Tali termini in realtà connotano varianti locali dello stereotipo che non coincidono strettamente. I termini dialettali e gergali comparabili sono molti: tarro, zarro, zamone (voci di area prevalentemente settentrionale), gabibbo (termine usato a Genova e derivante dalla lingua ligure per indicare gli abitanti del sud Italia), coatto (utilizzato a Roma), cozzalo e zambro (d’uso pugliese e calabrese), tascio, utilizzato in Sicilia.’
    (ipse dixit Wikipedia)

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