Una su tre

Luciana d’Arcangeli   Flinders University

Eccoci, è arrivato il grande momento: la “prima” (si dirà così anche nel digitale?) di questi post sul cinema e teatro italiano a cura di yours truly Down Under. Cosa troverete qui? Discussioni, spunti e segnalazioni interessanti (spero) ma sta anche a voi partecipare per rendere il tutto più  stimolante e, perché no, utile.

Il 25 novembre è la data designata dall’ONU come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ecco quindi trovato l’oggetto del nostro primo “incontro”.

Purtroppo, come sottolinea la giornalista Sara Ficocelli, non c’è da stare allegri, in Italia come nel resto del mondo: “E’ infatti tristemente grave il bilancio registrato anche quest’anno: 129 donne uccise per motivi di genere nel corso del 2011, 105 solo nei primi 9 mesi del 2012, e sono migliaia quelle seguite dai centri antiviolenza dal 1 gennaio al 30 ottobre 2012.”  L’ultima vittima è morta stamani (21 novembre) a Verona.

Questa è solo la punta dell’iceberg, come ci rivela il Rapporto Istat 2007. Infatti, secondo Riccardo Iacona, Se questi sono gli uomini. Italia 2012. La strage delle donne (2012), “il 93% delle violenze perpetrate dal congiuge o dall’ex non viene denunciato. Solo il 6,2% delle violenze è opera di sconosciuti, mentre il resto dei maltrattanti sono partner o ex partner. Sono 6.743 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che, almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenza, pari al 31,9 per cento della popolazione femminile […] E il 2006 non era l’anno della crisi” (p.124).

Il titolo del documentario Una su tre (2012) di Claudio Bozzatello è un riferimento diretto alle statistiche. Il lungometraggio, uscito quest’anno, nasceva come cortometraggio nel 2010 – anno in cui ha vinto il Festival di Bellaria 2010. Dello stesso anno anche il corto di Filippo Ticozzi Dall’altra parte della strada. Interessante notare come ambedue i cortometraggi abbiano scelto di mettere al centro della narrativa coppie di protagonisti di ceto sociale medio alto, insegnanti, laureati proprio per evitare di poter scansare queste vicende come appartenenti a non ben identificati “altri”.

Sara Ficocelli segnala moltissime iniziative a livello locale e nazionale in Italia che vanno da Bolzano a Licata. Per non dimenticare come il problema sia mondiale l’artista messicana Elina Chauvet ha portato a Milano la sua installazione Zapatos rojos (realizzato per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez) costituita da centinaia di scarpe rosse da donna, a rappresentare le donne vittime di violenza in tutto il mondo, ed in particolare di quelle che sul confine tra il Messico e gli USA perdono la vita.

© Cultura e Culture

La violenza è strisciante. Comincia con poco, un gesto impaziente, sgarbato, una mala parola, una stretta più forte, una sopraffazione qualsiasi fino a quando, per dirla con le parole di un maltrattante, “ti si spegne la luce” (Iacona, 201). Già, come ha dimostrato uno studio condotto da Anna Costanza Baldry, non si tratta di un episodio isolato bensì, nel 70% dei casi di omicidio si tratta di recidiva.

Cosa fare? Riavvicinarci al problema, empatizzare, sollevare il pesantissimo velo di vergogna che avviluppa le vittime e non condonare MAI la violenza. Insomma, parlarne. Sottoscrivere la Convenzione nazionale contro la violenza maschile sulle donne “No More femminicidio” mandando una mail a convenzioneantiviolenza@gmail.it. Mettersi il Fiocco Bianco della White Ribbon Campaign per segnalare al resto del mondo la propria intolleranza alla violenza contro le donne. Partecipare. Perché non si spenga metaforicamente la luce sul problema in quanto, come si auspica Iacona (207), “noi tutti possiamo accenderla. I partiti e il governo, in prima battuta, mettendo la lotta alla violenza contro le donne tra le priorità dell’agenda politica. La gente, smettendo di chiudere occhi e orecchie quando si sentono le grida che vengono dall’appartamento vicino. Magistratura e forze dell’ordine, imprimendo velocità alla repressione e ai processi. La scuola, facendo in modo che gli occasionali incontri sulla violenza di genere, che per buona volontà delle associazioni e di qualche dirigente scolastico si fanno, ma non in tutte le scuole, diventino parte strutturale della formazione dei ragazzi e delle ragazze. L’informazione tutta, facendo della violenza contro le donne una grande questione nazionale, come è stato nel caso della violenza perpetrata dalla grande criminalità organizzata. Fino a far diventare tabù anche solo uno schiaffo. Per stare tutti meglio, le donne, gli uomini e i nostri figli.”

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One thought on “Una su tre

  1. The deadliest words in the world “it’s a girl” : http://www.youtube.com/watch?v=ISme5-9orR0

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